Treviso: andar per musei

in collaborazione con

Studio Esseci


Andar per musei, specie nei periodi invernali dove al chiuso, restrizioni Covid permettendo, si possono trascorrere alcune ore di notevole fruizione culturale, non è solo un passatempo, ma un piacere per la vista e per lo spirito. Treviso costituisce una meta quanto mai stimolante per la prolificità delle proposte e per la loro varietà. La già ricca dotazione di musei di Treviso si è arricchita grazie alla riuscita anastilosi per il Chiostro trecentesco del Nuovo Museo Salce che ha ripreso forma dopo il bombardamento americano del 1944.

Il 7 aprile del 1944, le fortezze volanti americane, in soli 7 minuti di azione, rasero al suolo ampia parte di Treviso, provocando circa 1.600 vittime. Ad essere pesantemente colpito fu anche il complesso di Santa Margherita, che dal 5 dicembre 2020 è diventato la nuova sede del Museo Nazionale della Collezione Salce. L’ex chiesa subì danni molto seri ma peggio andò al grande chiostro del monastero. Tre dei sui lati vennero polverizzati, ridotto a macerie il quarto, quello attiguo alla chiesa. Quel poco che era rimasto di questo lato del chiostro trecentesco è ora risorto dalle macerie, annuncia il Direttore del Polo Museale Veneto, dottor Daniele Ferrara. I lavori finanziati da Mibact e Regione Veneto per la realizzazione del Nuovo Museo Nazionale Collezione Salce hanno consentito anche di recuperare le testimonianze originarie del chiostro e di farlo, almeno in parte, rinascere. “Abbiamo individuato e recuperato le poche colonne originali superstiti e i brani architettonici ancora integri o leggibili, racconta Chiara Matteazzi, responsabile dell’intervento per il Nuovo Salce. Di altre colonne non restavano che frammenti marmorei di nessun significato, se non come reliquie dell’evento bellico”. “Con un paziente lavoro di anastilosi è stato possibile ridare forma all’antico chiostro, recuperando ove possibile, ogni materiale originale e integrando i resti con nuovi manufatti realizzati nelle forme di quelli scomparsi. Naturalmente le nuove colonne, copie di quelle andate perdute, sono state marchiate con la data della realizzazione per distinguerle da quelle originali. Anche per il tetto del chiostro abbiamo recupero le poche tegole superstiti reintegrandole con altre già “vissute” provenienti da vecchi edifici trevigiani. Nel corso dell’intervento sono riemerse anche tracce di affreschi di cui non si aveva memoria e pochi brani dell’intonaco originale. Il tutto è stato consolidato e restaurato. Di particolare interesse, un ampio lacerto di affresco con raffigurati la Madonna in trono con Bambino tra Santa Margherita e Santa Caterina e un Serafino da collocare agli ultimissimi anni del Duecento”. Degli altri lati del grande chiostro non è rimasta traccia, spazzati via prima dal bombardamento e poi dall’occupazione degli spazi del monastero da parte di altri edifici. E’ rimasto l’ampio sterrato che corrispondeva al giardino che impreziosiva il chiostro in epoca monastica. Per esso si è deciso un recupero a spazio per manifestazioni, creando una pavimentazione in trachite e sassi di fiume. “Abbiamo voluto creare - evidenzia l’architetto Matteazzi - in questa nuova pavimentazione un “cannocchiale” che oggi conduce sino ad un muro, oltre il quale continua ad esistere un il secondo ampio chiostro dell’antico monastero. Questo secondo chiostro, praticamente integro, è oggi parte dell’Archivio di Stato”.

Gli altri musei della città e dintorni. I Musei Civici di Treviso trovano le loro sedi in tre edifici ricchi di storia (in parte furono gravemente danneggiati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ...) del centro storico di Treviso: il Museo Bailo, in Borgo Cavour, il primo ad essere adibito a tale scopo, Casa da Noal, in via San Francesco, ed il Museo di Santa Caterina, in piazzetta Mario Botter, caratterizzato, oltre che dalla Chiesa, anche da due magnifici chiostri. Inoltre: Museo Toni Benetton a Mogliano Veneto, Museo Scarpa in via San Nicolò. Entongrafico Case Piavone, via Cal di Breda in periferia Nord di Treviso. Degni di grande considerazione per un week end o soggiorno nel Trevigiano il Museo Casa Giorgione in piazza San Liberale a Castelfranco Veneto e il Museo del Cenedese in piazza Flaminio Marc’Antonio a Vittorio Veneto.

Il Museo Bailo negli spazi della sede storica dei Musei civici, intitolata al fondatore e primo conservatore Luigi Bailo, conservano oggi parte della Galleria comunale d'Arte Moderna, in particolare alcune sculture e bozzetti opera di Arturo Martini, tele di Luigi Serena, Guglielmo Ciardi e Gino Rossi. Il complesso di palazzi medievali di Ca' da Noal, Ca' da Robegan e Casa Karwath, situato in via Antonio Canova, dal 1935 era sede del Museo della Casa Trevigiana. Gravemente danneggiati, insieme a parte delle collezioni di mobili, quadri e oggetti vari che ospitavano, durante i bombardamenti del 1944, i tre palazzi furono in seguito ricostruiti grazie ad un nuovo restauro di Mario Botter, intervenuto già nel 1938. A partire dagli anni Settanta il complesso è stato riorganizzato, con apparati espositivi progettati da Carlo Scarpa, per ospitare mostre di arte del Novecento: particolarmente importante fu quella dedicata a Gino Rossi nel 1974. Casa da Noal è, inoltre, sede del Lapidario dei Musei Civici. Nell'ex complesso conventuale di Santa Maria dei Servi di Maria e nell'annessa ex chiesa di Santa Caterina, è visibile l'allestimento permanente della sezione archeologica e quello provvisorio della galleria d'arte medievale, rinascimentale e moderna. Nella chiesa, oltre ai restituiti affreschi parietali, sono visibili dal luglio 2008, con rinnovata disposizione, i telai con gli affreschi staccati delle Storie di Sant'Orsola di Tommaso da Modena.