Occitania, sulla via dei Catari

di Maurizio Romanato

giornalista


L' Occitania, una terra ricca di storia e fascino tra Italia, Francia e Catalogna, con una lingua propria risalente al Basso Medioevo, è uno spazio in cui convivono tradizioni, bellezze naturali e che gode dal 2016 in ambito francese di una propria unità amministrativa. Capitale Tolosa, la regione vanta ben otto siti Patrimonio mondiale dell'Unesco: Canal du Midi, Gavarnie Mont Perdu, Cammini di Santiago di Compostela, la città di Albi, gli altipiani del Causses e la catena delle Cévennes, il romano Pont du Gard, la città fortificata di Carcassonne e le fortificazioni di Vauban, due parchi nazionali, Pirenei e Cévennes, il parco marino del Golfo del Leone, sei parchi naturali regionali e 220 km di coste sul Mediterraneo con 37 porti. Storia, arte e innovazione convivono nei musei e nei festival con molti appuntamenti annuali.

Tra le numerose idee per un soggiorno, è strabiliante il percorso che segue le terribili vicende del XIII secolo contraddistinto dalla Crociata contro gli Albigesi, o Catari, la prima di cristiani contro cristiani, messa in atto allo scopo di stroncare un movimento che predicava una vita in povertà e aveva grande presa sui cittadini più umili, rifiutava la proprietà privata e metteva in discussione autorità e moralità del clero. Fu il potere politico a reprimere con la forza il catarismo. Languedoc, Aude e fino ad Albi 21 castelli e abbazie, musei del Catarismo (Mazametnel, Montagna nera) e dei trovatori Quelcorb a Puivertin, permettono un tuffo nel Medioevo. La scomunica del conte di Tolosa Raimondo IV, in sintonia con il Catarismo e fautore dell'autonomia politica della zona, fu il momento scatenante della reazione. Falliti i colloqui con i predicatori inviati dal Papa, tra il 1209 e il 1215, si allestì una spedizione militare che si radunò a Montpellier per stroncare la rivolta. La prima tappa fu Béziers, nella quale si consumò il massacro di 20mila abitanti, senza distinzione di fede. Al comandante Amalric è attribuita la frase: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Beziérs fu rasa al suolo. Obiettivo successivo fu Carcassonne, città ottimamente conservata, attualmente divisa in due unità, quella moderna sul fiume Aude, e quella fortificata, alla quale si può accedere con una comoda passeggiata partendo dal parcheggio sottostante. La città cadde in sette giorni, ma non si verificarono eccidi. Caddero di conseguenza Albi, Castelnaudary, Castres, Fanjeaux, Limoux, Lombres e Montréal. L'ultima battaglia si svolse a Lastours e per il castello di Cabaret con tanto di bombardamento. Chi si arrese ebbe salva la vita esclusi i 140 che non abiurarono il catarismo e furono arsi sul rogo. Da lì a Termes e poi verso l'assedio di Tolosa nella quale i Crociati entrarono nel 1214.

Sono quattro le città dell’Occitania simbolo di quegli avvenimenti terribili. Béziers, Narbonne, Carcassonne e Albi. Si possono visitare comodamente addentrandosi nei centri storici ottimamente conservati. Albi è città episcopale e vanta la cattedrale di St. Cecile, il palazzo di Las Barbe, la Collegiata di San Salvi e, più moderno, il Museo Touluse Lautrec. La città fortificata di Carcassonne ha una cinta di mura imponente punteggiata da 52 torri; da vedere anche la città medievale di Rocamadour, aggrappato alla scogliera a 150 metri sopra il canyon Alzou. Per gli amanti delle ambientazioni d'epoca sono di facile accessibilità in zona il Villerouge Termenes, il citato museo del catarismo Mamazet, i castelli Lastours e Peyrepertuse, l'abbazia Lagrasse, i castelli di Termes, Arques e Saissac. In Occitania, il paesaggio alterna zone dolci e aspre, vanta un clima estremamente gradevole e dal punto di vista enogastronomico consente esperienze sorprendenti collegate alla cura della cucina francese con riflessi mediterranei. E, nelle calde serate estive perché non lasciarsi tentare da manifestazioni culturali e folkloristiche all'aperto?

La città delle rose

Per chi ha voglia di immergersi in una grande città si può prolungare il viaggio verso Tolosa, che ha una caratteristica capace di avvicinarla a Rovigo essendo anch'essa definita “Città delle rose". Sono le sfumature di rame suoi mattoni a darle un'aria di Italia, ma i suoi monumenti hanno una personalità molto singolare nel Campidoglio, il Municipio nella facciata neoclassica senza fine, la basilica di Saint-Sernin, un capolavoro di Arte romanica attraverso il convento gotico dei giacobini. Per non parlare dell'hotel Assézat, una delle più belle dimore rinascimentali che punteggiano i suoi cortili e vicoli.

Altra digressione, oltre alle città romane di Nimes e Arles, dopo aver attraversato la Provenza Costa Azzurra può essere qualche tappa nell'Occitania italiana, in particolare a Triora, il paese delle streghe. Oppure deviare verso Avignone la città dei Papi con la residenza dei Pontefici e molte altre attrattive.