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Moravia, avanguardie ritovate

Di Renato Malaman

giornalista


La regione ceca conserva simboli del pensiero architettonico funzionalista che negli anni ’30 rivoluzionò il modo di costruire e di concepire gli spazi abitativi e di lavoro a livello europeo. Massimi esempi di questo stile innovativo sono Villa Tugendhat a Brno e l’ex stabilimento Bata di Zlin. Anche il barocco ha lasciato tracce di grande valore artistico, soprattutto in piccoli centri come Kromerìz e Olomuc. Nell’elegante centro termale di Luhacovice rivive il fascino discreto delle Belle Epoque.

Avanguardia, anzi avanguardie. Moravia, cuore della Mitteleuropa, terra di avanguardie culturali, artistiche, sociali e industriali. Dopo la caduta del Muro di Berlino questa regione storica della Repubblica Ceca sembra aver riannodato i fili della storia, lacerati e poi strappati negli anni dell’occupazione prima nazista e poi sovietica. Un nome su tutti, quello di Tomáš Bat’a (sì, si scrive così, con l’apostrofo). Bat’a, per semplicità Bata, figlio di un calzolaio, a cavallo del XIX e XX secolo, si impose all’attenzione europea e poi mondiale per aver trasformato un’attività artigianale (avviata nel 1894 a Zlin) in un sistema industriale modello. Il tutto semplicemente per vedere coronato il proprio sogno di produrre scarpe belle per tutti, ovvero per tutte le tasche. Portando democraticamente la qualità alla portata di ogni famiglia. Simbolo dell’epopea produttiva di Tomaz Bat’a – e della sua forza innovativa - è il suo vasto stabilimento, città-fabbrica divenuta un’icona dell’architettura industriale dell’epoca e oggi trasformata in un centro culturale con annesso museo della calzatura, spazi espositivi, bar, ristoranti.

Dall’edificio 21, alto 77 metri, allora il grattacielo più alto d’Europa e sede dei futuristici uffici amministrativi, si ammira il cuore di questo impero industriale firmato da Vladimìr Karfik realizzato in rigoroso stile funzionalista, seguendo i canoni di un’urbanistica a misura di persona, con le case degli operai, l’albergo, il cinema, i servizi costruiti intorno alla fabbrica delle più famose (già allora) calzature del mondo. Un sogno interrotto dalla prematura scomparsa di Bat’a in un incidente aereo nel 1932 e dalla requisizione nazista del complesso, poi utilizzato per produrre calzature per gli internati dei lager tedeschi. Bat’a, industriale visionario, nel concepire il suo complesso trasse ispirazione da alcune visite in stabilimenti di scarpe americani agli inizi del secolo scorso. Il figlio illuminato del calzolaio di Zlin – a cui è dedicata anche l’Università locale - concepì anche quell’opera ardita che è il Bat’a Canal, creato per sfruttare l’ecologica via d’acqua per il trasporto delle merci. Oggi la navigazione fluviale nel canale è anche un’attrazione turistica. La Zlin di Bat’a (che in epoca comunista venne ribattezzata Gottwaldov) fu anche sede degli studi dove Karel Zeman, maestro degli effetti speciali nel cinema, Palma d’oro a Cannes nel 1946 con il film “Il sogno di Natale”, tradusse in arte cinematografica la sua sconfinata fantasia. E prima che a Zlin quel visionario di Zeman lavorò a Brno. La summa del funzionalismo, sempre in Moravia, la troviamo proprio a Brno, a Villa Tugendhat, da pochi anni inserita nel Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco per il suo essere sintesi perfetta tra razionalità e gusto estetico. La progettò l’architetto Mies Van der Rohe su commissione dell’industriale del tessile Alfred Löw Beer che volle farne dono alla figlia Greta in occasione delle nozze con Friz Tugendhat. Erano gli ultimi anni in cui Brno era la Manchester della Mitteleuropa. La villa sorge su una collina da cui si ammirano la fortezza dello Spielberg (chi non ricorda “Le mie prigioni” di Silvio Pellico) e le guglie della cattedrale. L’edificio stupisce per la pulizia delle sue linee architettoniche, per l’eleganza semplice delle sue strutture di acciaio, per le sue grandi vetrate che danno aria e luce a interni che anticipano gusti e stili dei decenni successivi, arricchiti da mobili su misura anch’essi di tendenza moderna. I Tugendhat si godettero la villa per pochi anni perché poi, in quanto ebrei, dovettero riparare in Svizzera e poi in Venezuela per sfuggire ai nazisti. Il luogo colpisce per la sua armonia e per la pace che riesce a trasmettere. Stupisce ancora oggi che il pensiero che originò il progetto risalga al 1928-30. La Moravia è scrigno anche di gioielli architettonici barocchi. La vicinanza con Vienna (a Brno il tedesco ai tempi dell’Impero era parlato quanto il ceco) produsse una contaminazione culturale forte. Il barocco, simbolo in arte della Controriforma, brilla in chiese e palazzi di Brno. Ma anche nelle altre città della regione, con espressioni di particolare bellezza a Olomuc e soprattutto a Kromĕřìz. Il Palazzo Vescovile, una delle più alte espressioni dello stile caro agli Asburgo, venne costruito alla fine della Guerra dei Trent’anni insieme ai suoi celebrati giardini. L’intero complesso gode della tutela Unesco dal 1998 e ha costituito il set dove è stato girato il film “Amadeus”. Anche la bella cittadina termale di Luhačovice risplende di gusto barocco condito di atmosfere della Belle Epoque. Le sue 17 sorgenti curative, che si trovano nella riserva della biosfera dei Carpazi Bianchi, tutelata dall’Unesco, sono una meta molto cara ai moravi, resa molto attraente dall’opera di architetti di fama. La zona è famosa anche per le sue distillerie di Slivovica, il tipico liquore a base di prugna.



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