Il sentiero glaciologico della Val Martello

Di Franco Secchieri,

geologo


Lo spettacolo della montagna, lo sguardo che spazia tra le vette e i ghiacciai in un territorio dalla ricchissima morfologia. Una ‘full immersion’ nella bellezza tenebrosa dei ghiacciai, nel fascino dell’alta montagna, di itinerari che consentono di scoprire e ‘vivere’ angoli di grande suggestione, a contatto diretto con gli abitanti della Natura. Tutto questo trova una sintesi escursionistica nel sentiero glaciologico della Val Martello, recente acquisizione turistica nell’area di pertinenza del Parco Nazionale dello Stelvio in Alto Adige, zona nella quale, oltre a Laces e Martello, rientrano altri otto comuni, fra i quali Stelvio, Prato, Silandro e Ultimo, che si estendono attorno alla vetta più alta della regione. Per inquadrare l’ambito in cui ci si muove, basti ricordare che il Gruppo Ortles-Cevedale confina a sud con la Val Venosta, comprende la regione del Passo dello Stelvio e si estende lungo la Val Martello in Alto Adige fino al Passo del Tonale in Trentino. Quasi tutto il gruppo montuoso fa parte del Parco Nazionale dello Stelvio (53.447 ettari).

L'Ortles (3.905 m s.l.m.) è la cima più elevata del Gruppo Ortles-Cevedale. L'imponente montagna si trova completamente sul territorio altoatesino ed è caratterizzata dalle tre principali creste, tra le quali vi è il Coston di Dentro. Su esso si snoda una via molto amata tra gli alpinisti. Dal 2018 è infatti percorribile l'Alta Via dell'Ortles, che si estende attorno al Parco Nazionale dello Stelvio e che porta in sette tappe dalla Val Venosta in Alto Adige fino alla lombarda Valtellina. Oltre 70 vette del gruppo montuoso Gruppo Ortles-Cevedale con il Gran Zebrù (3.851 m), il Monte Cevedale (3.778 m), il Palòn de la Mare (3.703 m) e la Cima di Trafoi (3.565 m), superano i 3.000 metri, includendo "Re Ortles", che una leggenda narra si tratti di un gigante pietrificato.

L’idea di attrezzare un sentiero glaciologico in Val Martello nasce con gli studi effettuati nel 1992 nella stessa valle per l’Ufficio idrografico della Provincia autonoma di Bolzano, e proseguiti nel tempo per il monitoraggio dei ghiacciai dell’incantevole zona. Esisteva già un sentiero, un percorso che Ardito Desio, noto per la spedizione storica sul K2 negli anni Cinquanta, aveva descritto nel suo volume “I ghiacciai dell’Ortles Cevedale”. Aver reso fruibile a tutti un’escursione tanto piacevole, non molto impegnativa, della durata di 4-5 ore, rappresenta un’opportunità di conoscenza unica. Combina la camminata escursionistica con le vedute delle tracce dei ghiacciai, del loro spostamento e delle variazioni morfologiche del territorio. In poche ore si può ricostruire la storia del clima e dei ghiacciai. Il sentiero si percorre a tappe. Per ogni punto di sosta panoramico i cartelli esplicativi consentono di fruire delle caratteristiche dei singoli luoghi visitati o visibili. Un agile libro guida completamente bilingue ne descrive le varie particolarità con molte notizie in testi e in immagini (foto e cartine).

Per raggiungere il luogo di partenza per l’escursione si percorre la valle dell’Adige da Merano, quindi da Silandro si devia verso la Val Martello. Ci sono alcuni rifugi e alberghi in cui ci si può fermare a degustare l’enogastronomia davanti ai ghiacciai del Monte Cevedale. Il punto di partenza della camminata è il rifugio Nino Corsi, la Zufallhütte, raggiungibile con l’auto fino a un parcheggio e poi mediante un breve percorso pedonale. Dopodichè si compie un tragitto ad anello percorrendo il quale è possibile leggere la descrizione della forma della valle, soprattutto le morene, con gli scenografici archi morenici che illustrano la storia delle trasformazioni del paesaggio dalla Piccola era glaciale, terminata nella prima metà del XIX secolo, fino a oggi. Avendo davanti agli occhi le caratteristiche morfologiche del paesaggio, si può conoscere la storia del clima, delle sue variazioni e dell’effetto che esse hanno prodotto sul territorio. Il paesaggio si è così conformato per merito degli spostamenti dei più grandi costruttori della terra, i ghiacciai. I punti di sosta panoramica sono indicati e valorizzati dai tabelloni installati in collaborazione con il Comune di Martello e con il Parco Nazionale dello Stelvio. La bellezza della montagna si apprezza nel colpo d’occhio che spazia dalle cime del Gran Zebrù e del Cevedale. Ci si avvicina, passandogli davanti, alla Vedrette Alta, uno dei ghiacciai che, con lo scorrere del tempo e l’aumento delle temperature, si sono maggiormente ridotti. Anni fa si poteva raggiungerne la fronte, ora non più, però ne rimane inalterato il fascino, mentre nello specifico si può godere di un’altra possibilità per valutare il mutamento dell’ambiente per la riduzione dei ghiacciai. Altro punto di estremo interesse, unico nelle Alpi, la diga in terra costruita dopo l’alluvione della metà XIX secolo. A quel tempo, un ghiacciaio sbarrava un lago naturale. La diga in ghiaccio si spaccò e produsse una grande alluvione con lo sversamento nel fondovalle dell’acqua del lago che provocò immensi danni ai paesi del fondovalle. I valligiani costruirono allora una grande diga a secco per evitare ulteriori catastrofi in caso di riformazione del lago. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno: il ghiacciaio, ritirandosi, ha evitato il risorgere del problema. E’ rimasta la diga, sulla cui sommità si può transitare, come testimonianza ricordo delle catastrofi glaciali. Il percorso, come detto, è un anello: percorrendolo, si passa anche a pochi metri da una bellissima cascata, e si rientra al Rifugio Corsi.

La bellezza e il fascino dell’alta montagna sono un patrimonio di tutti, specialmente in un’area protetta. Non ci si stanca perciò di raccomandare a chi percorre l’itinerario di mantenere un comportamento rispettoso, soprattutto nei riguardi della flora e della fauna, di non uscire dall’itinerario segnalato e di non abbandonare rifiuti.

Non c’è in zona solo il percorso glaciologico: Laces-Martello e dintorni è una delle poche aree altoatesine con tracce di attività costruttive risalenti al Rinascimento. In questa regione, che un tempo ospitava importanti miniere, si trovano impressionanti monumenti architettonici di quell'epoca, come il Castello di Silandro o la Casa culturale Castello di Coldrano. Numerose chiese della regione di Laces-Martello testimoniano anche il periodo aureo dell'estrazione mineraria e marmorifera.

Attorno a Laces e Martello, nella Val Venosta, si trovano alcune tra le più belle e più naturali passeggiate delle rogge della regione, per esempio il sentiero delle rogge di Laces da Colsano a Laces, il Raminiwaal e il Rautwaal, nonché l'Holzrinnenwaal (sentiero martello) acquifero tutto l'anno o il Jochwaal di Tarres.

In Val Martello, sita in alta montagna, i contadini hanno proseguito nella realizzazione dei prodotti tradizionali della loro valle e li hanno rivalutati. Oltre all’artigianato e al fieno di malga e alle erbe di montagna, qui si trova un ottimo pane alle bacche - fragole, lamponi, more e ribes rosso - e questo a diverse altitudini. Per la gastronomia c’è l’imbarazzo della scelta con i prodotti tipici.

La sede principale del Parco Nazionale dello Stelvio si trova a Glorenza-Glurns. I centri visite del parco - Naturatrafoi, Aquaprad, Culturamartell, Avimundus – si trovano in Val Venosta, mentre il Lahnersäge si trova in Val d'Ultimo. Ognuno di questi quattro centri si sofferma su un aspetto della geologia, dell’ecologia o della cultura di questo ecosistema. Il centro visite Aquaprad, a Prato allo Stelvio, è dedicato all’elemento acqua; mentre il Naturatrafoi di Trafoi offre approfondimenti sul tema della geologia, della flora e della fauna del gruppo dell'Ortles. L’Avimundus di Silandro è dedicato alla vita degli uccelli, mentre il Culturamartell nella Val Martello alla vita contadina.


Per saperne di più puoi ritirare gratuitamente una copia del racconto dei ghiacciai del parco Nazionale dello Stelvio presso la nostra agenzia in Via Silvestri 1 (piazza Garibaldi) 45100 Rovigo. [copie a numero limitato]