Colombia, tutti i colori della rinascita

di Renato Malaman

giornalista


Il paese sudamericano attraverso i suoi artistici murales e la vivacità della Cumbia riapre le sue porte al mondo offrendo uno scrigno di tesori, un mare da sogno e tanta biodiversità. Bogotà esibisce i suoi ori precolombiani, Medellìn il suo avveniristico metrocable, Cartagena le sue atmosfere coloniali: i tanti volti di un futuro votato al turismo.

Il colore è vita e la Colombia lo ha scelto per rinascere. Colore vivo nei nuovi artistici murales che accendono vicoli e quartieri coloniali delle città, colore sgargiante che dà anima ai ritmi coinvolgenti della Cumbia - danza che i colombiani hanno nelle vene - e colore che rappresenta come in un’allegoria il prezioso patrimonio di biodiversità di cui questo paese latinoamericano è custode. Colore dirompente che si sovrappone alla cupezza di qualche decennio fa, quando la Colombia vantava il poco invidiabile primato di paese più violento del mondo. Per effetto soprattutto del narcotraffico su cui Pablo Escobar e costruì il suo impero del male - così forte da tenere sotto scacco lo Stato – e per le conseguenze di una guerriglia, strisciante come una cancrena, che rendeva evidenti tensioni politiche fortissime, diseguaglianze sociali e attività criminose spregiudicate che non tolleravano intrusioni. Tensioni che la gente di Colombia (50 milioni di abitanti in un territorio grande tre volte e mezzo quello dell’Italia) vogliono dimenticare al più presto, per dare libero sfogo all’anelito mai sopito di una pace sociale duratura, presupposto fondamentale per scommettere sul futuro.

L a Colombia nell’ultimo anno ha visto crescere il proprio Pil di tre punti e mezzo e il turismo ha ripreso a macinare numeri importanti, legati non solo alle presenze nordamericane. Il paese oggi è sicuro, è accogliente e ha una gran voglia di mettere in vetrina le proprie meraviglie. Che sono tante. Basta osservare la carta geografica per rendersene conto. La Colombia ha una posizione invidiabile: si affaccia sia sul Mar dei Caraibi che sul Pacifico, è attraversata da una lunga e frastagliata cordigliera ed è immersa a sud nell’oceano verde della selva amazzonica. Paesaggi con spiagge da poster, città precolombiane rimaste nascoste per secoli, quartieri coloniali con architetture vivacissime. E poi tanta arte e tanta cultura, che oggi diventano volani di interesse anche turistico: vedi il museo di Bogotà dedicato a Fernando Botero, dove sono esposte le opere donate dall’eclettico scultore delle forme paffute, o il centro culturale dedicato - sempre nella capitale - allo scrittore Gabriel Garcia Marquez, Premio Nobel che ha lasciato in eredità al suo paese pensieri e valori per un riscatto sociale. E poi la cantante Shakira, altro orgoglio nazionale che ha conquistato una popolarità universale. La Colombia ancestrale rivive nel Museo dell’Oro di Bogotà dove, protette da sistemi di sicurezza degni di Fort Knox, sono esposte tonnellate d’oro finemente lavorato dai popoli precolombiani. E’ una piccola parte dei tesori di allora, quella salvatesi dalle sanguinarie scorrerie dei Conquistadores che su mandato della Corona di Spagna misero a ferro e fuoco la Colombia di allora. Sempre a Bogotà il meglio del patrimonio artistico e storico-culturale è conservato a La Candelaria, il quartiere monumentale della città che conserve le tracce architettoniche più belle del periodo coloniale. Ma ci sono città come Medellìn che hanno saputo proporsi come meta turistica semplicemente perché hanno radicalmente cambiato pelle. Medellìn era il regno di Pablo Escobar e del famigerato Cartello che prendeva il nome della città. Il quartier generale del re del crimine di recente è stato raso al suolo per favorire la costruzione di un grande memoriale, pensato per ricordare le oltre 46.000 vittime di quella stagione di terrore. Parte delle periferie degradate della città sono diventate un distretto artistico, come la famosa Comuna 13, dove architetti, artisti e visionari di tutto il mondo hanno offerto il loro contributo di creatività per dare una speranza di futuro laddove regnavano solo povertà e sottobosco del crimine. Medellìn è famosa anche per il metrocable, una rete di funivie che collega il centro alle periferie perfettamente integrato nella rete del trasporti pubblici urbani. Un metaforico ponte che unisce le varie anime della metropoli. A Cartagena de Indias è ancora viva la memoria di Nueva Granada, la opulenta e fascinosa città coloniale spagnola dal cui porto partiva verso l’Europa ogni genere di ricchezza, anche quella razziata ai popoli nativi. Non a caso la città è rimasta nell’immaginario collettivo il ‘porto dei pirati’. Il più famoso di loro è sicuramente Francis Drake che nel XVII secolo impose alla città - ancora oggi dominata dalla sua fortezza - un lungo assedio. Da Cartagena, famosa anche per il suo colorito barrio coloniale di Getsemani pieno di localini e di musica, l’11 novembre 1811 partì la rivolta che valse alla Colombia la prima sospirata indipendenza dalla Spagna. E’ diventata meta turistica anche la zona di Armenia, sulla cordigliera, dove si concentra la produzione della miglior varietà di caffè della Colombia e dove si possono ammirare piccole e pittoresche città coloniali come Salento, Pereira e Filandia. Poco lontano si estende anche il parco naturalistico della Valle del Cocora dove svetta la più bella varietà di palma del mondo: la palma da cera, alta fino a 60 metri, elegante e filiforme, in via di estinzione purtroppo. E’ la regina di una specie di eden, circondato da picchi mozzafiato e da accoglienti “incas”, le caratteristiche fattorie coloniali. In Italia dici Colombia e pensi soltanto a famosi calciatori come Asprilla, Cordoba e Cuadrado o a grandi ciclisti come Nairo Quintana, vincitore di un Giro d’Italia, o Edgar Bernal, trionfatore a sorpresa dell’ultimo Tour de France. Eppure i legami tra questi due paesi sono così forti e radicati nel tempo che persino l’inno nazionale della Colombia è stato musicato nel 1887 da un compositore frusinate immigrato in Colombia, Oreste Sindici, su parole del presidente di allora Rafael Nuñez. L’Italia piace ai colombiani soprattutto per il suo ‘cuore a colori’. Quello che più di ogni altra cosa rappresenta il sogno del presente e del futuro prossimo di questo splendido paese sospeso fra due oceani, le Ande e il cuore verde del pianeta.